Come opero?

Infiltrato, non invitato

Prenoto come “Mario Rossi” e fotografo il menu con il telefono nascosto nella tasca. Nessuno mi chiederà mai chi sono.

La regola dei tre inganni

Nessun posto è perfetto. Se non trovo almeno tre difetti reali dopo 3 visite, significa:

  • Sono stato comprato
  • Ho perso il senso del gusto
  • Il posto è gestito da alieni

Esempio reale: “Quella trattoria ha il miglior umbricelli al tartufo della provincia… ma i bagni sembrano quelli di un autogrill e il proprietario fuma in cucina.”

Come è cominciato tutto?

Dove? In Umbria, ovviamente. Tre anni fa, in un agriturismo vicino al Trasimeno: “I nostri formaggi sono di malga!” dicevano. Ma poi ho chiesto di farmi fare un giro e ho intravisto le scatole del formaggio in oggetto – “Fatto in Lombardia”.

Lì per lì provai a non dire niente – ma chi mi conosce sa bene che non è la mia specialità. Quella sera, quindi, aprii una pagina (ormai da lungo dimenticata). Ci pensai un po’ e poi scrissi: “Posto X: bel lago, ma i formaggi mentono.” Mia moglie sospirò: “Ora dobbiamo litigare col mondo intero?”

Niente esagerazioni

Non eleggiamo “migliori”. Cataloghiamo sopravvissuti:

Quella guida che ti mostra Perugia sotterranea invece dei soliti archi

Quell’agriturismo dove le uova a colazione arrivano ancora calde dal pollaio

Quel ceramista che usa ancora la fornace a legna anni ’50

Io per primo sono responsabile

Quando sbaglio – come quella volta che consigliai un “catering autentico” prima di scoprire che surgelava gli antipasti – lo scrivo in MAIUSCOLO in cima alla pagina. Senza pietà.

Non sarò mai un influencer. Se vedi foto di piatti perfetti con luci da studio, non sono io. Le mie foto hanno dita sporche sullo sfondo e fuori fuoco strategici. Non so neanche descrivere un vino con “note di lampone selvatico e orgoglio territoriale”. So dirti: “Ti brucia la gola o ti scalda il cuore?”

Perché continuo?

Due anni fa, trovai una busta sotto lo zerbino: “Grazie per il consiglio sul norcino di Norcia. Mio nonno era di lì e ho ritrovato i sapori della mia infanzia. PS: Ho lasciato un salame sul tuo furgone”. Quel salame era buono. Ma le parole erano migliori.

Fine della fiera

Se stai leggendo, sappi questo: Non sono una guida. Sono un rompicoglioni con la fissa per le cose fatte come si deve.

L’Umbria che difendo non è quella delle cartoline:

È l’odore di mosto che ti prende alla gola a settembre

È il silenzio dei boschi quando smetti di camminare

È il gesto di un vecchio che ti offre un bicchiere senza chiederti il nome

Se vuoi numeri di telefono senza storie, cerca altrove. Se vuoi indirizzi che bruciano come grappa di contrabbando, sei nel posto sbagliato giusto.

– Quello del taccuino nero (e delle scarpe sempre bucate)